La storia

minieraLe radici della storia della Tenuta Casteani, in passato Podere Casa Fabbri, risalgono probabilmente alla fine del XIX secolo, quando una società mineraria, la futura Montecatini, scoprì nel sottosuolo della Località Casteani importanti giacimenti di lignite e carbone. Testimonianza di questa trascorsa attività è il Pozzo Nord, ancora presente all’interno della nostra proprietà, che fungeva da pozzo di aereazione per una serie di gallerie sotterranee scavate a più di 70 metri di profondità. Casa Fabbri ospitava il direttore della Montecatini, il Fattore e i contadini che curavano l’azienda agricola e la grande e già da allora prospera vigna, nota col nome di Vignone. Gli edifici del podere furono costruiti secondo i tipici canoni delle case delle campagne maremmane: grandi muri in pietra locale, scale in mattoni, cisterne per la raccolta dell’acqua, forno a legna, grandi stalle per vacche e cavalli. La recente ristrutturazione del casale è stata effettuata affidandosi ad antiche foto del luogo, nel rigoroso rispetto delle tecniche di costruzione tradizionali, al fine di mantenere lo stile originario e le caratteristiche tipiche locali. Ci auguriamo che gli angoli, i miti e la storia di questo podere possano appassionarvi ed incantarvi così come hanno fatto con noi. La nostra è una terra ancora integra e intatta, odorosa e viva, dov’è possibile rivivere le emozioni dei tempi andati immergendosi tra storia e leggenda.

RECUPERO AGRICOLO

recuperoCon duro lavoro, tenacia e caparbietà, abbiamo avviato nel 2002 un grande programma di recupero dell’intera area circostante che ha consentito il ripristino dell’antica vocazione agricola dell’Azienda. Gli sforzi principali si sono concentrati sul grande seminativo dove oggi si adagia in lieve pendio il nostro vigneto di circa quindici ettari: una vera e propria ricostruzione a distanza di quasi cinquant’anni dall’estirpazione del Vignone. Oltre al recupero del vigneto abbiamo impiantato un’oliveta di 600 piante delle cultivar Leccino, Frantoio e Corregiolo con piante di Pendolino come impollinatori, e restituito ai nostri boschi di circa 60 ettari una naturale condizione di crescita abbattendo centinaia di piante affette da cocciniglia del pino marittimo e favorendo lo sviluppo di piante autoctone quali querce, lecci e sughere.